Metodo del simplesso: Fase 1
Il metodo del simplesso parte da un vertice ammissibile e si sposta verso vertici migliori. Nel problema di produzione il punto di partenza era l'origine, ma questa spesso non è ammissibile.
La Fase 1 risolve proprio questo: costruisce un problema ausiliario, che ha sempre un punto di partenza, e lo usa per trovare un primo vertice del problema originale. Oppure per dimostrare che non esiste.
Esempio: la miscela di mangime
Riprendiamo l'esempio della miscela dall'articolo sul metodo grafico: 10 kg esatti di mangime da due ingredienti, con un massimo di fibra e un minimo di proteine, al costo più basso.
In forma standard ogni tipo di vincolo si tratta in modo diverso:
- il vincolo riceve uno scarto con il più: ;
- il vincolo riceve uno scarto con il meno, che misura l'eccedenza: ;
- il vincolo è già un'equazione.
Nell'origine, , servirebbe , che non è ammesso, e l'equazione del terzo vincolo darebbe . L'origine non è ammissibile, e non c'è una base pronta da cui partire.
Le variabili artificiali
Il trucco è aggiungere una variabile artificiale a ogni vincolo che non ha già una base pronta:
Ora l'origine è un punto di partenza valido: con si legge subito , , , tutti non negativi.
Le variabili artificiali però "non esistono": una vuol dire che il vincolo originale non è rispettato. Il problema originale si ottiene solo con .
Il problema ausiliario
Si cerca quindi di portare a zero le variabili artificiali, minimizzando la loro somma:
(letta "Psi") misura quanto il punto è lontano dall'essere ammissibile. Non può mai essere negativa, perché le sono al più positive, quindi il problema ausiliario ha sempre un minimo. Alla fine ci sono due possibilità:
- minimo : tutte le variabili artificiali sono nulle e il vertice trovato è ammissibile per il problema originale. È il punto di partenza per la Fase 2, cioè il simplesso normale con l'obiettivo vero;
- minimo : non c'è modo di soddisfare tutti i vincoli. Il problema originale non ha soluzioni ammissibili.
Prima di iniziare va fatto un ultimo passaggio. Nella base iniziale, , l'obiettivo deve essere espresso con le sole variabili non di base, ma e sono di base. Si sostituiscono con le loro equazioni:
Come si ottiene l'espressione di Ψ
Dalle due equazioni con le variabili artificiali:
Sommandole:
Le iterazioni
Da qui si applica il simplesso, con al posto dell'obiettivo. Nell'origine non c'è mangime: mancano 26 unità di proteine () e 10 kg di miscela (), quindi .
Iterazione 1: si aggiunge I1. In il coefficiente più negativo è quello di , quindi conviene aumentare , che finora valeva zero.
Fin dove si può aumentare ? Ogni vincolo pone un limite, e vale il più stretto:
- proteine: il deficit si azzera con kg;
- fibra: il limite di 22 unità si raggiunge con kg;
- quantità: i 10 kg si raggiungono con 10 kg.
Il più stretto è quello delle proteine: con 6,5 kg di I1 il deficit di proteine arriva a zero, e ci si ferma lì.
Nel linguaggio del simplesso si dice che entra in base (smette di valere zero) e esce dalla base (si azzera). La base è l'elenco delle variabili che, nel vertice corrente, possono essere diverse da zero.
Si arriva in A (6,5; 0): le proteine bastano, ma mancano ancora 3,5 kg di miscela, e .
Iterazione 2: si aggiunge I2. Riscritta rispetto alla nuova base, l'espressione diventa , e il coefficiente più negativo è quello di .
Ora il simplesso aggiunge I2 restando sulla retta delle proteine.
Si arriva in D (3, 7), dove non manca più niente: .
| Punto | ||||
|---|---|---|---|---|
| O | (0, 0) | 26 | 10 | 36 |
| A | (6,5; 0) | 0 | 3,5 | 3,5 |
| D | (3, 7) | 0 | 0 | 0 |
Nel disegno l'area colorata è la regione del problema ausiliario: i punti che rispettano il limite sulla fibra e non superano i 10 kg. Le variabili artificiali la rendono più grande di quella vera, perché coprono proteine e chilogrammi mancanti. La regione ammissibile vera è solo il segmento evidenziato tra D e C, sulla retta dei 10 kg.
La Fase 1 parte da O, scorre lungo l'asse fino ad A e poi lungo la retta delle proteine fino a D, il primo punto del segmento.
Perché la regione ammissibile vera è il segmento DC?
Il vincolo sulla quantità è un'uguaglianza: la miscela deve pesare esattamente 10 kg. Quindi i punti ammessi non formano un'area, ma stanno tutti sulla retta . Su questa retta vale , e lo si sostituisce negli altri due vincoli.
Fibra, al massimo 22:
Il caso limite è C (6, 4): con più I1 la fibra supera 22.
Proteine, almeno 26:
Il caso limite è D (3, 7): con meno I1 le proteine non bastano.
Restano i punti della retta con : il segmento da D a C.
La Fase 2
Da D (3, 7) si riparte con l'obiettivo originale, . In D vale 27 €. Una sola iterazione porta all'altro estremo del segmento, C (6, 4), dove €: è l'ottimo. Conviene usare più ingrediente I1, che costa meno, fin dove lo permette il limite sulla fibra.
Le variabili artificiali, ormai a zero, si eliminano: il loro unico compito era trovare il punto di partenza.
Riepilogo
- Se l'origine non è ammissibile, il simplesso non ha un punto di partenza.
- I vincoli ricevono uno scarto con il meno; ai vincoli e si aggiunge una variabile artificiale , che fornisce una base iniziale.
- La Fase 1 minimizza , che misura l'inammissibilità. Va prima espressa con le sole variabili non di base.
- Se il minimo è , si ha un vertice ammissibile da cui parte la Fase 2. Se è , il problema non ha soluzioni.