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Minimi quadrati: quanto è affidabile la stima

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Negli articoli precedenti abbiamo stimato che un metro quadro vale 2,061 k€. Ma quel numero viene da dieci appartamenti: con altri dieci, la retta sarebbe stata un po' diversa. Quanto ci si può fidare di quella stima?

L'esperimento

Supponiamo che i prezzi seguano davvero una retta, più un rumore casuale: tutto ciò che il modello non vede, come piano, esposizione e trattativa. In un computer possiamo fissare la retta "vera", 20 k€ più 2 k€ al m², aggiungere un rumore gaussiano con deviazione standard di 5 k€ e generare dieci prezzi. Poi lo rifacciamo 100.000 volte, e ogni volta stimiamo la retta con i minimi quadrati.

Ecco come si distribuiscono le 100.000 stime della pendenza:

valore vero: 2 ±2σ: 95,5% 1,8 1,9 2,0 2,1 2,2 pendenza stimata (k€/m²)

Si vedono due cose: la campana è centrata sul valore vero ed è larga quanto basta a dire quanto può sbagliare una singola stima.

In media la stima è giusta

La media delle 100.000 stime è 2,000: proprio il valore vero. Ogni singola stima sbaglia un po', a volte in eccesso e a volte in difetto, ma non c'è un errore sistematico. Lo stimatore a minimi quadrati si dice corretto:

E[θ^]=θvero\mathbb{E}[\hat\theta] = \theta_{\text{vero}}

Qui θ^\hat\theta è il vettore dei parametri stimati (intercetta e pendenza) e θvero\theta_{\text{vero}} quello della retta vera.

Quanto sbaglia una singola stima

La larghezza della campana si calcola anche senza simulare. Se le superfici sono fissate e gli errori hanno media zero, sono incorrelati e hanno tutti la stessa varianza λ2\lambda^2:

Var⁡(θ^)=λ2 (X⊤X)−1\operatorname{Var}(\hat\theta) = \lambda^2 \, (X^\top X)^{-1}

dove XX contiene le superfici osservate. Il risultato è una matrice: sulla diagonale ci sono le varianze di intercetta e pendenza, e la loro radice è la deviazione standard di ciascuna stima. Per la pendenza la formula prevede 0,0625 k€/m²; la simulazione dà 0,0623.

Dice anche come ridurre l'incertezza. Con lo stesso rumore di 5 k€ e superfici distribuite uniformemente nell'intervallo indicato:

Cosa cambia Deviazione standard della pendenza (k€/m²)
10 appartamenti, da 40 a 120 m² 0,062
40 appartamenti, da 40 a 120 m² 0,033
10 appartamenti, tutti tra 75 e 85 m² 0,495
  • Più dati: quadruplicandoli, l'incertezza si dimezza. Con abbastanza dati la stima arriva al valore vero, e per questo lo stimatore si dice consistente.
  • Dati più vari: con superfici tutte simili la stima è otto volte più incerta. È come capire l'inclinazione di un'asse guardandone solo un pezzetto.

Sui dati veri

Nella realtà la retta vera non si conosce, e nemmeno il rumore. Il rumore però si può stimare dai residui, e la formula restituisce l'errore standard di ogni parametro:

Parametro Stima Errore standard
prezzo al m² 2,061 k€/m² ± 0,068 k€/m²
intercetta 22,3 k€ ± 5,6 k€

Da qui si costruisce un intervallo di confidenza: la stima, più o meno circa 2 errori standard. Con pochi dati e rumore gaussiano il fattore è un po' più grande: con i nostri dieci appartamenti vale 2,31 (t di Student). Il prezzo al m² risulta così tra 1,90 e 2,22 k€/m²: una stima affidabile.

Il "95%" di un intervallo così è una proprietà del metodo: se si ripetesse la raccolta dei dati molte volte, gli intervalli costruiti in questo modo conterrebbero il valore vero in 95 casi su 100. L'intercetta invece è molto incerta, e anche per questo conviene non darle un significato concreto.

Quando non vale

Tutto questo regge se il modello è giusto. Non vale più se:

  • la relazione vera non è lineare: la stima converge alla migliore retta possibile, che però non è il modello vero, anche con infiniti dati;
  • manca una variabile importante e correlata con quelle incluse: per esempio l'età, se gli appartamenti grandi fossero anche i più vecchi. La superficie si prende una parte del suo effetto, e la stima diventa distorta;
  • gli errori sono legati tra loro o hanno varianza diversa, come spesso nei dati nel tempo: la formula della varianza non vale più e gli errori standard possono ingannare.
Due dimostrazioni

Il modello vero è Y=Xθvero+EY = X\theta_{\text{vero}} + E, con XX fissata e rumore a media zero, incorrelato e di varianza λ2\lambda^2. Sostituendolo nelle equazioni normali:

θ^=(X⊤X)−1X⊤Y=θvero+(X⊤X)−1X⊤E\begin{aligned} \hat\theta &= (X^\top X)^{-1} X^\top Y \\ &= \theta_{\text{vero}} + (X^\top X)^{-1} X^\top E \end{aligned}

Correttezza. XX non è casuale e E[E]=0\mathbb{E}[E] = 0, quindi E[θ^]=θvero\mathbb{E}[\hat\theta] = \theta_{\text{vero}}.

Varianza. La parte casuale è A EA\,E con A=(X⊤X)−1X⊤A = (X^\top X)^{-1} X^\top. La varianza di A EA\,E è A λ2I A⊤A\,\lambda^2 I\,A^\top:

Var⁡(θ^)=(X⊤X)−1X⊤⋅λ2I⋅X(X⊤X)−1=λ2(X⊤X)−1\begin{aligned} \operatorname{Var}(\hat\theta) &= (X^\top X)^{-1} X^\top \cdot \lambda^2 I \\ &\quad \cdot X (X^\top X)^{-1} \\ &= \lambda^2 (X^\top X)^{-1} \end{aligned}

Errore standard. È la radice dell'elemento diagonale corrispondente: per la pendenza, λ2 [(X⊤X)−1]22\sqrt{\lambda^2 \, [(X^\top X)^{-1}]_{22}}, contando dall'intercetta come parametro 1.

Sui dati reali si usa λ^2=1N−d∑ε^(i)2\hat\lambda^2 = \frac{1}{N - d} \sum \hat\varepsilon(i)^2, dove dd è il numero di parametri stimati, intercetta inclusa: qui d=2d = 2, quindi N−d=8N - d = 8 gradi di libertà. Si divide per N−dN - d perché i dd parametri hanno già "assorbito" parte del rumore. Con superficie ed età più intercetta sarebbero d=3d = 3 e 7 gradi di libertà.

Intervallo al 95%. Con errori gaussiani si usa il quantile della t di Student con N−dN - d gradi di libertà, t0,975; 8≈2,306t_{0{,}975;\,8} \approx 2{,}306: 2,061±2,306⋅0,068≈[1,904; 2,218]2{,}061 \pm 2{,}306 \cdot 0{,}068 \approx [1{,}904;\ 2{,}218].

  • La stima cambia con i dati, ma in media è giusta: lo stimatore a minimi quadrati è corretto.
  • La sua incertezza cala con più dati e con dati più vari.
  • Sui dati reali si ricava l'errore standard di ogni parametro.